Costituivano di per sé un valore considerevole,consentendo una vasta gamma di utilizzi, che andavano da quello del pascolo di animali ovocaprini a quello del legnatico, sfruttabile, quest’ultimo, senza ricorrere a ceduazioniradicali, ma semplicemente prelevando la parte secca degli alberi. Anche se non sitrattava specificamente di castagneto da frutto, e quindi costituito da specie “domestiche”la raccolta del frutto doveva rappresentare una fonte di nutrimento non secondaria, anche nel caso fosse stata semplicemente destinata all’allevamento animale. Sicuramente una risorsa importantissima era quella del prelievo di pali ad uso agricolo prevalentemente quello destinato all’armatura dei filari e “topie” nei vigneti, ma anche con destinazione di carpenteria nella costruzione di tetti e tettoie di annessi rustici. Di importanza non trascurabile era l’approvvigionamento di “polloni”di castagno, da destinare alla fabbricazionedi contenitori agricoli (corbe, corbelli, ceste, cavagni e simili), necessità che dava origine
ad una attività più o meno diffusa in ogni comunità di villaggio, con casi di particolare mportanza, come quello della Villa del Connio nella parrocchia di Missano, in cui è attestata attività di “corbaro” fino dal XVI secolo (Vedi figura) . L’approvvigionamento di foraggio e strame per gli animali stabulati non era poi utilizzodi poco conto, in particolar modo per chi non possedeva “terre” comprendenti zone prativee boschi. L’accesso alle risorse interessava la grande maggioranza degli agricoltori,non limitandosi ai nullatenenti, ma estendendosi anche ad un’ampia fascia di piccoli proprietari,che ricorrevano alle terre comuni per la fornitura di prodotti o utilizzi di cui non avevano disponibilità nei loro poderi. Non erano poi rari i casi incui si operassero temporanee operazioni di roncatura per eseguire semine in genere di segale.In diverse occasioni – la piu importante quella avvenuta tra la fine del ‘500 e la metà del secolo successivo – in cui si effettuassero da parte delle classi dei “notabli” locali interventi di “usurpazione” delle terre comuni per acquisirle alla proprietèè. Le Comunaglie ebbero di fatto fine negli ultimi decenni dell’Ottocento quando vennero lottizzate su iniziativa comunale e successivamente venduti i lotti.


